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Ma in che mani siamo?

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La grottesca vicenda legata al Consiglio Comunale dei giorni scorsi è la chiara dimostrazione che Vieste è in pessime mani, lo dimostra la parità dei consiglieri tra i due schieramenti (considerando che il Sindaco è di tutti). Questa situazione di stallo fa sì che non si possa più parlare di maggioranza e di opposizione ma di “uguaglianza di qua” e “uguaglianza di là”. L’ingovernabilità regna sovrana! Un paese, con tutte le difficoltà economiche di questi tempi e con la necessità di affrontare con serietà ed urgenza la riduzione del debito imposta dalla Corte dei Conti, non può sopportare questo equilibrio precario, in cui nessun consigliere vicino al Sindaco può permettersi il lusso di avere un mal di testa perché metterebbe in crisi l’intera Amministrazione.

Quanto accaduto martedì mattina, invece, lascia sbigottiti per l’atteggiamento di entrambe le “uguaglianze”, che con eccessiva leggerezza si sono disinteressati delle sorti della città: da una parte, l’uguaglianza di qua convoca un Consiglio Comunale a cui non si presenta; dall'altra, l’uguaglianza di là ne approfitta per bocciare il piano di rientro, gongolando della brutta figura fatta fare ai dirimpettai della Sala Consiliare. E in tutto questo, nessuno si cura del rischio di dichiarazione di dissesto economico che farebbe fare a Vieste l’ennesimo passo indietro.

Lascia sconcertati l’eccessiva leggerezza con cui entrambe le compagini hanno gestito questa vicenda, così importante per il futuro della comunità viestana.

Le azioni intraprese in Consiglio Comunale, più che avere una valenza tecnico giuridica sul piano di rientro da consegnare alla Corte dei Conti, sembrerebbero invece un dispetto vero e proprio: un dispetto a tutti i cittadini che rischiano con il commissariamento di vedere ridotti all'osso i servizi e ancor di più rischierebbero un vero e proprio salasso per pareggiare i conti di bilancio in brevissimo tempo.

Abbiamo assistito all'ennesima dimostrazione, sempre che ne servissero altre, che questi amministratori hanno finito il proprio corso; è giunto il momento per loro di dover ammettere prima a se stessi e poi ai cittadini (propri datori di lavoro, non dimentichiamolo mai) che è giunto il momento di lasciare l’incarico e tornare a casa.

Il paese ve ne sarà grato.

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